Architettura Il tipico villaggio batswana è costituito essenzialmente da capanne rotonde sovrastate da un tetto di forma conica. I muri di alcune di esse sono fatti di mattoni ottenuti dalla terra dei termitai; per il processo di cementazione viene utilizzata una miscela ottenuta mescolando la stessa terra con letame bovino. Nei luoghi dove mancano le termiti, le case sono costruite con bastoni intrecciati e tenuti insieme da fango o letame.
Le travi del tetto sono ricavate da alberi molto solidi e legate assieme per mezzo di piccoli rametti flessibili, sui quali viene in seguito intrecciata ed annodata la paglia che compone il rivestimento del tetto. Dopo aver portato a termine questa operazione, si impregna l'impagliatura con uno strato di olio e cenere per tenere le termiti lontane dalla propria dimora. Un tetto ben costruito può riparare dal maltempo per un periodo di 5-15 anni, mentre la struttura architettonica sottostante, se edificata correttamente, può talvolta durare addirittura più di 30 anni.
Nella maggior parte dei casi, i muri esterni della capanna vengono decorati dalle donne del villaggio. La pittura necessaria allo scopo viene ottenuta mescolando sapientemente letame di vacca e terra, nelle sue diverse sfumature; dopodiché le donne, usando solo le mani, stendono questa peculiare tintura sulle pareti, dove assume colori e forme singolari e fantasiosi.
Un villaggio costruito secondo le concezioni architettoniche tradizionali del paese, ed interessante da visitare, è Mochudi, nei pressi della città di Gaborone.
Pittura Un importante documento riguardo alla storia ed alla cultura dell'antico Botswana è rappresentato dalle pitture rupestri, che si possono osservare ancora oggi sulle Tsodilo Hills nel Botswana nord-occidentale, per esempio. Molte migliaia di anni fa i primi San erano soliti imprimere sulla roccia il loro rapporto con la natura: molti dipinti mostrano figure geometriche, scene di caccia e scorci di vita quotidiana, ma il soggetto più frequente sono gli animali del luogo, in particolare l'antilope alcina. Alcuni studi etnologici ipotizzano si possa trattare di un animale sacro per la cultura San, simbolo di acqua, salute e benessere. Allo stato attuale, questa forma d'arte tende a scomparire e non si assiste neppure all'emergere di una nuova, specifica corrente artistica, come è invece accaduto in altri paesi dell'Africa sub-sahariana.
Il laboratorio del museo di Maun e, soprattutto, il Kuru Art Project di D'Kar (situato nei pressi di Edo's Camp) stanno però pian piano spingendo gli artisti locali a dipingere sia secondo lo stile tradizionale sia seguendo tendenze moderne ed innovative.
Danza Le danze tradizionali del popolo San accompagnano i rituali volti a ringraziare gli dei per il successo ottenuto nella caccia o per l'arrivo di piogge abbondanti. Vengono eseguite, inoltre, per invocare l'aiuto nella cura delle persone sofferenti e per celebrare il rito di passaggio delle giovani donne nell'età adulta dopo il primo ciclo mestruale. I danzatori sono soliti indossare gioielli e costumi tradizionali in pelle; inoltre, sottolineano il ritmo delle loro movenze muovendo bastoni di legno riccamente decorati, scacciamosche creati con le code degli gnu e lacci di pelle annodati intorno alle gambe e decorati con perline, piccole pietre o pezzi di gusci di uova di struzzo.
La danza più interessante è probabilmente la ndazula, che gli indigeni spesso eseguono in segno di ringraziamento agli dei per la pioggia o per le abbondanti messi.
Musica Il simbolo per antonomasia della musica tradizionale del popolo San è un originale strumento musicale, il mbira, comunemente chiamato "pianoforte da pollice": si tratta di una minuscola "tastiera" dotata di 7/8 tasti metallici che viene suonata con entrambi i pollici. È di dimensioni così ridotte che spesso i boscimani lo portano con sé per allietare i loro lunghi spostamenti a caccia di selvaggina o alla ricerca di piante commestibili o medicinali.
Altro strumento musicale tipico della popolazione d'etnia San è il cosiddetto "arco a bocca": questo strumento consiste in un'unica corda, che viene fatta vibrare con un sottile filo d'erba; adagiando la parte superiore dell'arco in bocca, è inoltre possibile variare note e toni con leggeri movimenti delle labbra e della lingua.
Artigianato
In Botswana si possono reperire alcuni degli oggetti d'artigianato tra i più belli e i più curati dell'Africa meridionale. Originariamente, gli artisti batswana erano gente comune capace di imprimere originalità, bellezza e tradizione nei propri attrezzi di uso quotidiano. I colonizzatori europei introdussero successivamente un'arte totalmente differente, che in parte fu adattata ed integrata alla concezione artistica locale, creando arazzi e tessuti d'una bellezza unica e singolare.
I turisti che si dirigono verso le zone rurali potranno acquistare questi prodotti d'artigianato direttamente dai produttori; in alternativa, potranno recarsi presso una delle numerose cooperative di tessitura ed artigianato presenti in modo capillare in tutto il paese o acquistare questi articoli nei vari negozi di souvenir delle principali città.
Ceramiche Le ceramiche utilizzate originariamente in Botswana venivano realizzate a spirale liscia e cotte a fuoco lento affinché restassero porose. Questa procedura permetteva il processo di evaporazione attraverso il vaso e rappresentava, per così dire, un sistema di refrigerazione "ante litteram" che manteneva il liquido contenuto all'interno del contenitore fresco e bevibile anche nelle giornate di caldo più intenso.
La produzione attuale ? in continua crescita grazie all'impatto del settore turistico ? rappresenta il perfetto sodalizio tra un aspetto più moderno, da un lato, e i modelli e i motivi decorativi che sono propriamente tipici del paese, dall'altro.
Ceste Le ceste sono uno tra i prodotti d'artigianato più richiesti del Botswana, per via della loro peculiare lavorazione; sono fabbricate principalmente dalle donne di etnia bayei e bambukushu, di origine angolana, che risiedono nel distretto di Ngamiland, nel Botswana nord-occidentale.
Benché le ceste svolgano ancora la funzione pratica ed originaria di contenere semi, cereali, farina, erbe o birra, la tecnica di realizzazione è divenuta estremamente raffinata con il passar del tempo e alcune ceste sono decorate con motivi ornamentali elaborati e ricchi di fantasia. Le ceste vengono fabbricate a partire dalle foglie della palma mokolane, che vengono dapprima tagliate e poi bollite nelle tinture naturali. Il marrone scuro è ottenuto dalle radici di motsentsila; per tingere si utilizzano anche il sangue, l'ocra, l'argilla ed il letame di vacca. Dopo aver preparato una base con erba o rampicanti, i tessitori utilizzano un apposito strumento, il lemao (uno spesso ed appuntito filo metallico con impugnatura di legno), per inserire ed avvolgere le strisce di mokolane in base al motivo prestabilito.
Un cesto di medie dimensioni può richiedere fino alle tre settimane di lavorazione, a seconda della difficoltà e dell'elaborazione dell'elemento decorativo; in genere si tratta di disegni di animali, rappresentazioni naturalistiche o simboliche.
Gioielleria e articoli di pelle dei San I San del Botswana occidentale sono specializzati nella produzione di collane, cinture e bracciali fatti di perle, semi, piccole pietre e pezzetti di gusci di uova di struzzo che raccolgono durante le loro escursioni di caccia e raccolta. In particolare, le uova di struzzo dischiuse vengono ridotte in piccoli frammenti utilizzando le mani o i sassi: le "perline" così ottenute vengono poi perforate al centro, infilate su un filo ottenuto da tendini di animali e levigate con un corno di springbock, insieme ad una pietra, finché non divengono perfettamente lisce e rotonde. Oltre che nel campo della bigiotteria, le "perline" ottenute dal guscio delle uova di struzzo vengono utilizzate anche per la ricca decorazione di borse e capi d'abbigliamento tradizionali, dove vengono cucite con un filo ottenuto da tendini animali.
In quanto abili cacciatori e conciatori, i San producono oggetti in pelle di ottima fattura, tra cui sandali, borse, tappeti, grembiuli e gonne tradizionali; per questo scopo si adoperano soprattutto pelli di capra, bufalo e struzzo.
Per tutti coloro che desiderassero saperne di più sull'artigianato tradizionale San, il Gantsi Crafts di Ganzi mette a disposizione un utile ed interessante opuscolo informativo.
Tessuti L'industria tessile moderna produce arazzi, tappeti, tovaglie, giacche, copriletti, federe e sciarpe in lana karakul con ricami e motivi ornamentali tipicamente africani, come, per esempio, animali, figure geometriche e scene rurali. Non mancano, inoltre, le rappresentazioni di storie e di veri e proprie eventi storici o d'attualità.
I prodotti sono realizzati interamente a mano. Intonando i canti tradizionali, le tessitrici ? sono soprattutto le donne a lavorare in questo settore ? tingono la lana su un fuoco all'aperto, rendendola così inattaccabile da eventuali tarme, e poi svolgono le operazioni di filatura e tessitura utilizzando un telaio di legno.